LegnanoToday

«Abbiamo quarant'anni. Come potremmo smettere di fare punk?»

I Punkreas, band legnanese, lanciano un nuovo album. E si confessano a MilanoToday. "Ci siamo divertiti un casino a registrare questo disco. Abbiamo sentito qualcosa di nuovo, e ci siamo gasati, come nel '95, per 'Paranoia e potere'"

Il booklet dell'ultimo lavoro dei Punkreas

I Punkreas non hanno bisogno di presentazioni. Con una carriera ventennale alle spalle e otto dischi all’attivo possono essere tranquillamente definiti la formazione punk più importante del Belpaese di stoppaniana memoria. Una band che si è formata circa venti anni fa in un garage di San Lorenzo, un paesino dell’hinterland Milanese, frazione di Parabiago. Durante l’intervista che ci hanno concesso in occasione del lancio di "Noblesse Oblige", loro ultimo album, hanno ricordato quando suonavano in quel garage “dove la mamma faceva sempre la salsa”. 

"Noblesse Oblige", questo è il titolo del vostro ultimo lavoro. Perché avete scelto questo nome?                                                                                                     È uno slogan che può avere tanti significati. Durante la nostra carriera ci siamo indignati tante volte. Molti ci hanno dipinto come catastrofisti. Ora però tutti incominciano a darci ragione. Ma noi, come potete vedere dal booklet dell’album, abbiamo deciso di giocare a golf                                       

Il suono del vostro album è “100% Punkreas”. I testi sono impegnati ma mantengono sempre quel velo di ironia. Come fate?                                                             Ci piace scrivere testi che parlano di noi, impegnati politicamente, ma senza che risultino pesanti. Sono testi diversi dai tanti che animano il panorama musicale italiano

Tra le dodici tracce dell’album spicca “Sesso a pagamento”. Una canzone che ha una base elettronica, strana per voi. Come mai?                                                     In realtà è nata per caso: mancava una linea ritmica per quella canzone così Noyse ha provato a mettere giù una linea ritmica con il suo computer. All’inizio non avevamo in mente di pubblicarla così. Poi ci è piaciuta sempre di più e abbiamo deciso di non modificarla. Poi, per dirla tutta, ci siamo divertiti un casino a registrare questo disco. C'era lo stesso spirito di quando - nel '95 - registrammo "Paranoia e Potere". C’era qualcosa di nuovo e ci siamo gasati parecchio

                                                                                                 

I Derozer cantano "Alla nostra età". Voi passate tutti i quarant'anni. Com’è fare punk alla vostra età?                                                                                              È fantastico. È una delle magie del rock&roll e della musica in generale. Piuttosto ci dovremmo fare la domanda inversa: come potremmo avere quarant’anni e non fare rock? Ci divertiamo, facciamo musica e vediamo cambiare il nostro pubblico. Quando siamo sul palco vediamo gli “strati” che compongono il nostro pubblico. Davanti alle casse ci sono le nuove generazioni, quelli che pogano e cantano i nostri pezzi a squarciagola. Un po’ più indietro ci sono i ventenni-venticinquenni che ogni tanto vengono sotto al palco. In fondo, invece, ci sono i nostri supporter di vecchia data che molte volte vengono ai concerti con i loro figli. È una cosa stupenda

Ultima domanda: qual è la vostra traccia preferita?                                                                                                                                                                       Difficile dirlo. Questo album contiene tante tracce che ci piacciono. Trovare la canzone per fare il singolo è stato veramente difficile dato che tutte le tracce avevano il potenziale per diventare dei singoli di successo. Alla fine abbiamo votato per “La fine del mondo” canzone per cui abbiamo girato anche un videoclip (clicca qui per vedere il video)

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