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Magenta "accogliente": in arrivo una trentina di profughi

Venticinque profughi provenienti dall'Africa subsahariana sono arrivati a Magenta venerdì verso le 18.30, accompagnati dai pulmini della Caritas. Sono stati ospitati dal centro S. Ambrogio di via Casati

Ieri sera il ministro dell’interno Roberto Maroni, giunto a Gallarate per sostenere la candidata a sindaco leghista Giovanni Bianchi, ha speso dure parole contro la Libia. “Abbiamo prove che dalle coste libiche partono imbarcazioni con profughi che sono inviati apposta a Lampedusa. Lo confermano loro stessi: non pagano il viaggio, sono stati imbarcati per ritorsione contro di noi. Mi sembra una dato preoccupante: anche per questo è necessario che il conflitto libico finisca al più presto”.

La questione dei clandestini tiene banco, in quanto il ministro è arrivato in una città che non più tardi di una settimana fa aveva respinto una quarantina di profughi per mancanza di una struttura. Scusa o no, profughi sì o profughi no, Roberto Maroni è certo: è un deliberato piano di ritorsione, l’Europa sta lasciando da sola l’Italia e crede che ci sia un difetto d’analisi anche da parte dell’Onu che parla di 750mila profughi potenziali dalla Libia, ma, secondo il ministro, sono il doppio.

Se da Gallarate si parla di ritorsione, da Magenta si parla di accoglienza. Venticinque profughi provenienti dall'Africa subsahariana sono arrivati a Magenta venerdì verso le 18.30, accompagnati dai pulmini della Caritas. Sono stati ospitati dal centro S. Ambrogio di via Casati. Venerdì sera il dottor Ernesto Colombo, direttore del centro, ha spiegato loro le procedure da seguire durante la permanenza.

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Naturalmente a Magenta, e soprattutto nel quartiere "Somaschi" la gente non parlava d'altro. Tutti si sono detti felici di poter accogliere persone che fuggono da paesi ove si vivono drammi veri e propri. Hanno dai 18 ai 30 anni, arrivano dall'Africa subsahariana. Dal Mali, dalla Liberia, dalla Guinea, Niger e Nigeria. Tante storie di ragazzi che hanno conosciuto la sofferenza e il disagio e che sperano in un lieto fine, in una vita migliore, più umana.

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